Renzi vuole spiazzare i grillini e restare protagonista

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Molte persone ora si domandano se la comparsata  del senatore Matteo Renzi rappresenti il monito «Occhio a pensare di avermi messo all’angolo! Io ci sono», oppure tradisca un’altra (psicanalitica) ragione, vale a dire una sorta di mossa delle disperazione.

Quell’urlare «Aspettate! Io ci sono ancora!».

Certo, molti criticano il suo intervento. Quantomeno fuori luogo, visto che non ricopre cariche. «Sono stato eletto in un collegio – ribatte su Twitter -. Ho il dovere, non solo il diritto, di illustrare le mie scelte agli elettori. Rispetto chi nel Pd vuole andare a governare con M5s, ma credo sarebbe un grave errore».

A difendere Renzi interviene Carlo Calenda. Per il ministro dello Sviluppo economico tutto quello che il senatore Renzi ha detto è condivisibile. «Soprattutto – siega – nel passaggio in cui parla di governo istituzionale e di legislatura costituente». Per Calenda il gioco è nelle mani di Di Maio e di Salvini. Sono loro i vincitori delle elezioni e quindi devono assumersi le responsabilità di governare. «Se non sono capaci di mettere in pratica le mirabolanti promesse fatte – aggiunge – o torniamo a votare o riconosciamo che il sistema non funziona».

Il riferimento è a quel passaggio dell’intervista televisiva in cui Renzi torna a parlare delle sconfitta referendaria del 4 dicembre del 2016. Per i renziani come per l’ex segretario è da lì che parte l’ingovernabilità; è da lì che nasce il problema. Insomma l’esito di quelle urne si può (anzi si dovrebbe) discutere, mentre il verdetto uscito dalle urne del 4 marzo di quest’anno è indiscutibile. Non è dunque il solo Renzi a usare il tradizionale metodo dei «due pesi e due misure».

Dietro Calenda sono in molti a evocare una legislatura ponte per riscrivere una Costituzione bloccata. Interpellati dai cronisti, molti costituzionalisti si sono dimostrati scettici. Ci vorrebbe, dicono, una maggioranza forte e coesa per modificare le regole del gioco.

Sulla stessa linea anche l’ex ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello. «Pur restando una proposta (quella di Renzi, ndr) confusa – dice – un fondo di interesse c’è. A due condizioni, però: la prima è fissare una volta per tutte che nessuna legge elettorale può da sola garantire governabilità, e la seconda è che per avere stabilità è necessario accoppiare alla elegge elettorale un’adeguata forma di governo».

Il riferimento è al modello del semipresidenzialismo. Renzi però non è entrato nel dettaglio. A lui serviva semplicemente costringere all’angolo Di Maio, che fino all’ultimo ha, se non creduto, almeno sperato in un accordo col Pd. Con una sola intervista tv Renzi è riuscito nella classica impresa di prendere due piccioni con una sola fava.

Da un lato ha costretto i grillini a uscire allo scoperto evocando già lo spettro delle nuove elezioni. Dall’altro ha ricordato a pochi giorni dalla nuova direzione del partito che è ancora lui a fare il bello e il cattivo tempo. Con numeri, tra l’altro, che non ammettono dubbi. Quasi la metà dei componenti della direzione (103 su 214), infatti, sono renziani puri.

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