Udine, interprete africano: “L’Europa non è il paradiso, restate a casa vostra. Io torno in Senegal”

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UDINE. Chiamatelo paese dei balocchi o del Bengodi, El Dorado, cuccagna o anche Eden. Chiamatelo come volete, ma sappiate che è quello che in tanti cercano ed è in quello che molti sono convinti di arrivare quando raggiungono l’Italia.

È stato così anche per Amadou Kane, giunto in Italia agli inizi degli anni Novanta, partendo dal suo amato Senegal.

«L’errore enorme che ho fatto venendo qui è aver pensato che qui ci fosse il Paradiso, che potessi guadagnare soldi, diventare ricco. Ho mollato tutto per venire in Europa, ma non era affatto come pensavo e come mi avevano fatto credere».

Una storia vera, quella di Amadou Kane ora mediatore linguistico che opera in Friuli Venezia Giulia, che ricalca in modo tristemente preciso le storie di tantissimi che come lui hanno intrapreso un viaggio di separazione dalla loro amata terra, convinti di andare verso il meglio.

Una storia ora chiusa nel libro “Il sogno fasullo”(Infinito Edizioni, 2016), scritto dallo stesso Kane insieme al giornalista triestino Giulio Garau, che sarà presentato in anteprima venerdì alla libreria Lovat di Trieste, alle 18.

«Ho conosciuto Amadou – ci ha raccontato Garau, giornalista del Piccolo – grazie a un amico comune, che ha avuto l’idea di dar corpo a questa storia così cinematografica e incredibile anche e soprattutto per far sapere che questa è la vicenda di tutti i migranti che scelgono di lasciare il proprio paese d’origine».

Dopo avere svolto diverse attività e un corso organizzato della Regione Friuli Venezia Giulia, Kane è diventato mediatore di comunità, mediatore linguistico culturale e interprete.

Nel 2003 ha anche avviato Senegal Service, attività di organizzazione di eventi cultural e ha poi preso parte a diversi corsi e attività di volontariato, dai City Angels alla Croce Rossa Italiana, fino a diventare operatore di sportello al sindacato con Anolf e Anmil. Insomma, uno che non ha mai avuto intenzione di stare con le mani in mano, anzi.

«È arrivato dalla Francia chiuso dentro un baule e, come capita a tanti che compiono queste imprese, ha cominciato anche lui vendendo oggetti per strada, vivendo in case minuscole con decine di connazionali e anticipando così – ci spiega ancora Garau – la vicenda di tante persone che ancora nel 2016 vivono in questo stesso modo».

Ma per Kane qualcosa si è rotto, il sogno di un luogo migliore dove vivere e costruire un futuro per sé e la sua famiglia, a un certo punto, si è spezzato.

E come il suo, si continuano a spezzare anche i sogni di quanti continuano a credere che l’Europa sia il loro paradiso, svegliandosi in una realtà che gli sbatte quotidianamente in faccia miseria e disagio.

Ad affrontare questo cortocircuito ci ha pensato Paolo Rumiz firmando la prefazione a “Il sogno fasullo”, con due pagine di feroce verità

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