ALTRO CHE NEMICI DI RENZI, BERLINO È SCHIERATO COL SÌ

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L’endorsement che non ci si aspettava – e di cui, forse, si sarebbe pure fatto a meno in quest’ultima settimana di campagna elettorale – arriva da Berlino.

Dal falco dei falchi, quel severissimo custode dei conti che è Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco e vero numero due della Cancelliera Merkel.

Interpellato dai giornalisti al Berlin Foreign Policy Forum, Schaeuble dice di augurarsi che Matteo Renzi vinca la consultazione del 4 dicembre e assicura che, «anche se non fa parte della mia famiglia politica (il Ppe, ndr), se potessi votare in Italia voterei per lui nel referendum».

Il ministro tedesco apprezza la riforma costituzionale e dice di avere «grande rispetto» per la tenacia del premier italiano nel tentare di portarla avanti. E Schauble, spesso in passato duro critico dei governi italiani, si esprime invece con inconsueto calore sul presidente del Consiglio attuale: «Ha intrapreso diverse riforme e trasmette più fiducia di altri di poter fare i passi in avanti di cui l’Italia ha urgentemente bisogno. Per questo gli auguro ogni successo», dice.

E, viste le critiche che Renzi non ha lesinato alla politica economica tedesca e gli scontri anche recenti di cui è stato protagonista in Ue, la presa di posizione di Schaeuble a suo sostegno la dice lunga sulla preoccupazione forte che c’è anche in Germania per gli effetti a catena di instabilità politica ed economica che una vittoria del No potrebbe provocare non solo in Italia, ma in tutta l’Unione.

Tanto che il braccio destro della Merkel si augura che Renzi, anche se sconfitto, «non esca dalla politica», e che «continui a cercare altre vie per far avanzare l’Italia».

A Palazzo Chigi l’inaspettata promozione viene incassata con sentimenti contrastanti: da un lato c’è soddisfazione per il riconoscimento importante, da parte di uno dei più ostici protagonisti, del ruolo di interlocutore di primo piano dell’attuale governo italiano in Ue, nonostante il braccio di ferro ingaggiato da Renzi contro l’austerity.

Dall’altra la preoccupazione che l’endorsement di Schaeuble (non a caso ironicamente sottolineato dal fronte del No) sortisca un effetto controproducente. Il premier taglia corto: «Questi non votano in Italia, così come l’Economist. I voti che contano sono quelli degli italiani».

Intanto, negli ultimissimi giorni di campagna, ci si concentra su due obiettivi: la caccia al voto moderato e il recupero al Sud. Nel bacino più estremista e ideologizzato del voto grillino e salviniano non si spera di far breccia, ma il ceto produttivo soprattutto del Nord che ha votato per tanti anni Forza Italia è considerato assai più recuperabile alla causa di una riforma che semplifica il sistema.

Più ardua la partita nel Meridione, dove arruffapopoli con ambizioni nazionali come gli ex pm Michele Emiliano e Luigi De Magistris hanno dichiarato guerra a Renzi e sponsorizzano il No. Per questo Il premier sarà in Campania, Sicilia e Calabria.

L’alleato principale è Vincenzo De Luca, di cui Renzi tesse le lodi: «È uno degli amministratori più straordinari che conosca», anche se «dovrebbe evitare di dire parolacce sulla Bindi». Il governatore ricambia: «Se non siete masochisti voterete Sì – dice agli imprenditori in quel di Caserta – perché questo referendum va proprio nella direzione della sburocratizzazione, di cui anche voi avete tanto bisogno».

Fonte: Qui

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